Informazioni su pat1789

Patrizia Tocci nata nel 1959. Ha al suo attivo 5 pubblicazioni che riguardano poesie e prose. Scrive su riviste e giornali, si interessa di poesia e letteratura , collabora con Il Centro , quotidiano regionale abruzzese

Ricordi di scuola ( in terra d’ Abruzzi )

Immagine

Una delle più belle e originali dichiarazioni d’ amore che io conosca è stata fatta grazie al telegrafo, in un piccolo paese di montagna. Sembra uno di quei copioni teatrali dal sapore perduto: il maestro della scuola elementare manda un messaggio d’ amore attraverso il telegrafo con richiesta di nozze all’operatrice del locale ufficio delle poste. Fu artefice di questo romantico gesto ( così mi racconta Dante Capaldi, una vita anche la sua trascorsa nella scuola) il mio primo maestro delle elementari: si chiamava Avelio. Da mocciosi ci trasformò in ragazzi e ragazze. Era facile all’ ira, soprattutto con i più indisciplinati; ma anche alla dolcezza. I segnacci rossi che lasciava sui nostri compiti sembravano tanti pioli su cui bisognava salire. Facevamo colazione e ricreazione nel giardino della scuola, una masnada di bambini: qualche scapaccione affettuoso per riportare l’ordine in una pluriclasse mista, dalla prima alla quinta. Anche I miei ricordi sfilano a volte con il nitore ordinato di un abbecedario : la cartella marrone, il sussidiario, il mappamondo rotondo, le cartine alle pareti altissime, la stufa enorme e quel freddo di una piccola scuola di montagna. Ho ritrovato il maestro Avelio molti anni dopo e non fu facile riassumere in poche parole tanti anni, né per lui né per me. Un maestro è qualcuno che ha avuto fiducia in te, ti ha aiutato a crescere: questo fanno, i buoni maestri, gli educatori. Sorvegliano, suscitano, intuiscono la potenzialità nascosta in ogni scolaro. Da insegnante mi capita di incontrare quegli sguardi, ogni mattina, anche quando cercano di nascondersi dietro gli zaini, dietro la frangia dei capelli o cercano di difendersi con un’aria annoiata. Gli amori e gli odi, le domande e le risposte sono le stesse. Si cerca di crescere, insieme . Così sembra, quasi, di non invecchiare mai. Dal primo maestro, agli altri che ho incontrato nel mio percorso. E che vorrei ringraziare così.
©️Patrizia Tocci pubblicato oggi su #ilcentro
#carboncino #montagnabruzzese #scuola ringrazio
Dante Capaldi per lo spunto del racconto. E Piero Anchino, come sempre.



Ricordi di scuola

Una delle più belle e originali dichiarazioni d’ amore che io conosca è stata fatta grazie al telegrafo, in un piccolo paese di montagna. Sembra uno di quei copioni teatrali dal sapore perduto: il maestro della scuola elementare manda un messaggio d’ amore attraverso il telegrafo con richiesta di nozze all’operatrice del locale ufficio delle poste. Fu artefice di questo romantico gesto ( così mi racconta Dante Capaldi, una vita anche la sua trascorsa nella scuola) il mio primo maestro delle elementari: si chiamava Avelio. Da mocciosi ci trasformò in ragazzi e ragazze. Era facile all’ ira, soprattutto con i più indisciplinati; ma anche alla dolcezza. I segnacci rossi che lasciava sui nostri compiti sembravano tanti pioli su cui bisognava salire. Facevamo colazione e ricreazione nel giardino della scuola, una masnada di bambini: qualche scapaccione affettuoso per riportare l’ordine in una pluriclasse mista, dalla prima alla quinta. Anche I miei ricordi sfilano a volte con il nitore ordinato di un abbecedario : la cartella marrone, il sussidiario, il mappamondo rotondo, le cartine alle pareti altissime, la stufa enorme e quel freddo di una piccola scuola di montagna. Ho ritrovato il maestro Avelio molti anni dopo e non fu facile riassumere in poche parole tanti anni, né per lui né per me. Un maestro è qualcuno che ha avuto fiducia in te, ti ha aiutato a crescere: questo fanno, i buoni maestri, gli educatori. Sorvegliano, suscitano, intuiscono la potenzialità nascosta in ogni scolaro. Da insegnante mi capita di incontrare quegli sguardi, ogni mattina, anche quando cercano di nascondersi dietro gli zaini, dietro la frangia dei capelli o cercano di difendersi con un’aria annoiata. Gli amori e gli odi, le domande e le risposte sono le stesse. Si cerca di crescere, insieme . Così sembra, quasi, di non invecchiare mai. Dal primo maestro, agli altri che ho incontrato nel mio percorso. E che vorrei ringraziare così.
©️Patrizia Tocci pubblicato su #ilcentro
#carboncino #montagnabruzzese #scuola



Un frutto dimenticato ( Carboncino)

Sull’ altalena ( Carboncino)

Da giovane è stato un hippy. Ha girato il mondo. In India, in Cina e nel deserto. I suoi racconti li ascolti volentieri. Viaggi fatti con poche lire, ma con una curiosità sempre inappagata. Poi, ci si stabilisce in un luogo, uno dei tanti. Lavoro, famiglia e un camper che per alcuni anni soddisfa ancora il bisogno di andare e conoscere luoghi diversi. Mi racconta la sua vita e io la scrivo, a volte. Nascono così ricordi di seconda mano. Mi parla di un frutto misterioso, color rosso corallo, morbido, saporito, che ha un gusto indefinibile. Scavalcava un cancello ed un muro per rubarlo: ora però non ne ricorda il nome . E c’era solo quell’ albero in tutta la città. Che forma ha l’ albero o la foglia – gli chiedo, per aiutarlo a ricordare. Lo provoco: forse non esiste. Forse è solo uno dei tuoi sogni. Oppure snocciolo, divertita: sarà una mela asprigna? Una bacca di ginepro? Una nespola troppo matura? Macché! Forse ricordi male o potrebbe essere un frutto giapponese, venuto a nascere per sbaglio in quella città, nascosta tra una chiostra di montagne.
Poi, la vita è una sorpresa continua. E un giorno di un autunno mite, mentre passeggiamo accanto al mare eccolo! Il frutto rosso, tondo, con la buccia increspata, e dentro la polpa morbida. Eccolo lì, come si fossero dati appuntamento proprio su quel lungomare, in quella aiuola. Come un amico che non vedi da tanto: cambiato quel poco che lo riconosci subito. Eccolo, il frutto che risale le discese e le scalinate dell’ infanzia, ricorda sassaiole, giochi semplici. E’ rimasto in un angolino di un libro, il sapore del corbezzolo. Stava nascosto in giardino proibito, dietro un cancello aguzzo e difficile da scavalcare, proprio accanto a un muretto sbreccato, protetto dal vento e dalla neve. Perché così fa la vita: ti afferra alla gola, ti adesca con un sapore mai del tutto perduto, e sei sempre bambino, su quell’ altalena che sai.



Natalia Ginzburg, una Corsara in Abruzzo ( In terra d’Abruzzi )

Immagine

Neve di primavera di @ Edda ecle ragone

Neve di primavera di @ Edda ecle ragone

In terra d’ Abruzzi, per la seconda mia rubrica che ospita Il Centro, vi parlo del bel libro che @sandra petrignani ha dedicato a Natalia Ginzburg ed in particolare anche agli anni trascorsi al confino insieme al marito Leone Ginzburg.
Su un sentiero pieno di neve, c’è la scrittrice Natalia Levi in Ginzburg, mentre trascorre a Pizzoli, nell’ Abruzzo aquilano, gli anni del confino con suo marito, Leone. La scrittrice ne Le piccole virtù racconta : “ in Abruzzo non c’è che due stagioni: l’ estate e l’ inverno. La primavera è nevosa, ventosa come l’ inverno e l’autunno è caldo, limpido come l’ estate; quando la prima neve cominciava a cadere, una lenta tristezza si impadroniva di noi.” Scelse come pseudonimo Alessandra Tornimparte ( Tornimparte è un altro comune del circondario aquilano). Nel 1964, raccogliendo alcuni racconti per Einaudi, la scrittrice ci rivela nella prefazione date e località. La strada che va in città, scritto a Pizzoli, dal settembre al novembre 1941, risveglia ricordi: “ i miei personaggi erano la gente del paese, che vedevo dalle finestre e incontravo sui sentieri”; “ la strada che tagliava in mezzo il paese, fino alla città di Aquila, era venuta anche lei dentro la mia storia”. Altro racconto ambientato a Pizzoli è Mio marito ( 1941); la casa in cui vivevano dava sulla piazza, dove c’era la fontanella, le donne con gli scialli neri. C’è ancora la stanza con l’ aquila dipinta sul soffitto: la stessa che aveva visto Natalia. Questa ed altre Informazioni ci offre Sandra Petrignani, nel suo recente libro La Corsara, ritratto di Natalia Ginzburg in cui ricostruisce la vita di Natalia, dei luoghi abitati e frequentati dalla scrittrice, intervista testimoni: illumina periodi bui con dettagli e ricostruzioni filologiche, citazioni dai libri e ci rende contemporanea Natalia, come se camminasse ancora con noi.Così diventano, per noi abruzzesi, una miniera le pagine dedicate al confino di Pizzoli. Resta sempre qualcosa di magico nei luoghi in cui hanno abitato gli scrittori e gli artisti. Sarebbe importante averne cura, farne memoria: non solo attraverso la pagina scritta ma anche salvando, per tutti, le tracce del loro passaggio.

#interradabruzzi
#ilcentro Sandra Petrignani #nataliaginzburg #patriziatocci



In terra d’Abruzzi ( rubrica Il Centro)

Sotto il nome di “Aprutium” che forse vuol dire scosceso, c’è la nostra terra: , divisa in Abruzzo Citeriore e Ulteriore, accorpata con il Molise, ridivisa e quasi pronta per essere inserita in una macro-regione. Inseguiremo scrittori, viaggiatori, pittori, poeti: tra la montagna e il mare, nei reticoli delle città, nei piccoli paesi dell’ entroterra; abitudini, costumi, colori, profumi, cibi antichi e parole dimenticate saranno le nostre guide. Su un sentiero pieno di neve, c’è la scrittrice Natalia Levi in Ginzburg, mentre trascorre a Pizzoli, nell’ Abruzzo aquilano, il periodo del confino con suo marito, Leone. La scrittrice ne Le piccole virtù racconta: “ in Abruzzo non c’è che due stagioni: l’ estate e l’ inverno. La primavera è nevosa e ventosa come l’ inverno e l’autunno è caldo e limpido come l’ estate; quando la prima neve cominciava a cadere, una lenta tristezza si impadroniva di noi.” Il racconto venne pubblicato nel 1941 con lo pseudonimo di Alessandra Tornimparte ( Tornimparte è un altro comune del circondario aquilano). Nel 1964 i sei romanzi furono raccolti in un volume, per Einaudi; nella prefazione, la scrittrice ci svela date, località. La strada che va in città, scritto a Pizzoli, dal settembre al novembre 1941, risveglia i suoi ricordi: “ i miei personaggi erano la gente del paese, che vedevo dalle finestre e incontravo sui sentieri”; “ la strada che tagliava in mezzo il paese, fino alla città di Aquila, era venuta anche lei dentro la mia storia”. Un altro racconto ambientato ancora a Pizzoli, è Mio marito ( 1941); la casa in cui vivevano che dava sulla piazza, , la fontanella, le donne con gli scialli neri: ci sono, ancora. Così la biblioteca comunale, intitolata a Leone e Natalia: i figli e gli eredi si sono recati nel piccolo comune abruzzese, lasciando in dono libri e ricordi. Tra passato e presente, dentro la nostra bella terra d’ Abruzzi. In cerca dei luoghi che resistono.
image