Auguri, Aquila

CHIAROSCURO

Devo unire con i trattini dei puntini luminosi: è un gioco che faccio da qualche anno.

Inizio da via Strinella- . Sì, qui tanti puntini luminosi, posso cominciare a tirare un piccolo trattino. Da 1 a 2 mi sposto verso il Torrione, salgo verso San Francesco… nessun dubbio, sono già a 3. Ridiscendo nella zona dello stadio e arrivo all’Auditorium di Renzo  Piano, illuminatissimo: 4. Il Castello ( o forte spagnolo che sia)  però è tutto al buio. Nessun puntino, qui. Passo accanto a Ju Boss e a una manciata di locali riaperti: sì molte luci, anche quelle delle bottiglie di vetro per terra. Sono arrivata al numero 5. Continuo nel mio giro…una  luce in fondo a via Garibaldi..troppo poco, per un puntino. Santa Maria Paganica? Buio pesto. San Pietro? Sembra quasi un inchiostro nero che ti cola addosso. Laggiù, laggiù via Roma..tutto buio. Il vicolaccio? Fontesecco?  Via delle tre Spighe? Via del Guastore?  Piazza Chiarino?Non ce la faccio, torno indietro,  sul Corso. Tezenis, La luna, il Bar  di Maccarone e il macellaio; sì, qui finalmente un puntino. Sono arrivata a 6 ; ai quattro cantoni un puntino solo, 7: due bar riaperti e qualche luce in fondo verso la Villa comunale….

La piazza illuminata ,  due bar, uno a capo e l’altro a piè di Piazza; una lucina  all’inizio di via Sassa. 8. Palazzetto dei nobili e Piazza Palazzo: illuminati, ma vuoti. La prefettura? Buio. Il vicolaccio? Nero. Fontesecco? Perso nella notte. Via XX Settembre…san Flaviano, costa Masciarelli, Santa Maria di Farfa…niente.  Piazza san Bernardino…qualche luce. 9. Sono a 9: ma i  puntini da collegare  sono 99. Però qualcosa dal disegno comincia ad emergere: si intravede un occhio, un becco adunco ed una zampa, con le unghie.  Intuisco il soggetto del disegno, ma non posso completarlo. Anche per oggi, non si vola. Dicono che il prossimo anno sarà quello decisivo, l’anno dei puntini luminosi. L’anno giusto per un’ aquila dalla vista buona.  Buon anno, Aquila. Ci vediamo, a primavera?

Patrizia Tocci

Interviste (im)possibili: i Gigli della memoria

  LE INTERVISTE  ( IM)POSSIBILI

 PATRIZIA TOCCI  intervista  Tocci Patrizia

………………………………………………………………………………………………………………….?

Si, è il mio quarto libro.  Ho pensato che fosse un dovere, questa testimonianza. Ho  creato un gruppo su facebook, La banca della memoria: ed ho cominciato a chiedere,  ai miei contatti virtuali e non solo,  se volessero  condividere  questo progetto: raccontare noi, i testimoni, le prime dodici ore della notte tra il 5 e il 6 Aprile del 2009.  Volevo che fosse la nostra voce di abitanti dell’Aquila e dei paesi del cratere a raccontare quest’esperienza che rinnegava le parole. Sono sempre stata convinta che scrittura e terapia vanno insieme… Pian piano le adesioni sono arrivate. Non è stato facile: in alcun i casi le ho quasi “estorte”, dolcemente ma con forza. Per alcune ho atteso tempi lunghissimi. Ma anche questa attesa aveva il suo senso.  I testi, stando insieme, hanno cominciato a coalizzarsi, a riconoscersi…Così sono nate le 7 sezioni del libro: Numeri, La lista, A piedi nudi, Qui è ancora notte, Voci, L’esodo e gli Intrusi.

………………………………………………………………………………………………………………..?

Mi sono accorta di aver fatto anch’io un viaggio, in questi anni in cui ho lavorato per cercare di far emergere la voce di  ogni singolo testo, rispettandolo. Un viaggio nelle storie e nelle vite degli altri. Ci sono testimonianze che riguardano Camarda, Calascio, Coppito, Paganica, San Demetrio, San Gregorio… Zone o quartieri dell’Aquila come San Pietro, Costa Masciarelli, Via Sassa…Nomi che dicono ben poco ai non aquilani, e allora  spesso,  per sintesi,  usiamo dire L’Aquila…Sono testimonianze di ragazzi e  di adulti , di tutte le età e di tutte le professioni.  Autori più o meno noti:  alcuni  hanno un rapporto frequente o professionale con la scrittura, altri  hanno scritto per la prima volta per me. Oserei dire:  scritto per noi. Perché forse, la caratteristica de I gigli della memoria, la sua forza è che è stato un libro condiviso, in tutte le sue fasi: per questo ho usato il sottotitolo Narrazione collettiva. Anche per me ci sono state lunghe pause tra le varie fasi di preparazione del libro:  giorni in cui non riuscivo a trovare il distacco sufficiente da quei  testi che comunque mi riguardavano. Ci sono tanti rimandi tra la prima parte del libro e la seconda, nella quale ci sono soltanto i miei testi e che riguarda invece questo tempo post-terremoto: ma scoprirli toccherà ovviamente al lettore ideale.

……………………………………………………………………………………?

Ogni racconto è un giglio ed ogni giglio corrisponde ai gigli dell’Aquila, bellissimi abbellimenti finali delle catene di ferro che tenevano in piedi i muri maestri nelle vecchie case aquilane. La scrittrice Laudomia Bonanni sostiene  che siano   degli ex voto: e che questi gigli siano stati messi sulle case e sui muri rimasti in piedi dopo il terremoto del 1703. Quei gigli  ci sono ancora:  anche se un po’ nascosti e poco visibili, rappresentano ormai per me ( e non solo per me ) il simbolo della città. Mi piacerebbe che spuntassero di nuovo  su ogni casa ricostruita, a testimoniare dopo  la seconda distruzione e questa seconda voglia di rinascita. I gigli legano, in una catena di ferro, quelli che non ci sono più e quelli che verranno.

………………………………………………………………………………………………………………………………

Si, la post fazione di Paolo Rumiz è scaturita  proprio da una sua visita all’Aquila. L’ho accompagnato in zona rossa, perché volevo che vedesse i gigli, tra le rovine… ne è nato un episodio del dvd Le dimore del vento, con la regia di Alessandro Scillitani, allegato a La  Repubblica.

…………………………………………………………………………………?

Ho cominciato a scrivere quando ho cominciato a leggere…più o meno.La parola mi ha sempre affascinato.Mi sembra di ricordare che compitassi già all’asilo. Ho avuto  un nonno  che sapeva inventare ogni tipo di favole, aggiungere infinite variazioni. Conosceva a memoria lunghe filastrocche. Me le raccontava con infinita dolcezza e pazienza. Storie del paese, dei briganti, degli esserini che  vengono dalla notte e che  ti fanno i dispetti,  di quelli che ti nascondono gli oggetti o vivono sui rami degli alberi…Il mio destino era già segnato.

………………………………………………………………….?

Si, certo sono nata in un piccolo paese della Marsica, Verrecchie, in provincia dell’Aquila. In prima media ho letto Anna karenina. Tutto. Leggevo di tutto. Dalla piccola biblioteca scolastica ai volumi che una biblioteca viaggiante, nascosta  dentro un furgone, portava una volta al mese fino al mio paese… Avevo tanto tempo per leggere. Mi piacevano tutti i fumetti, soprattutto quelli da maschio: Zagor, Black, Diabolik, Tex. Leggevo, leggevo.

…………………………………………………………………………………….?

Per anni i miei quaderni hanno stazionato , dalla casa alla cantina, poi in un altra cantina..poi nel forno..per fare il pane o i dolci…ed è giusto così..Ma dai 18 anni in poi sono sempre andata in giro , ovunque, con un quaderno o un’agenda nello zaino, nella borsa… Questi li ho salvati, quasi tutti. Anche adesso,  con un quaderno nella borsa. Così nascono i miei libri. Scrivo,  anzi mi lascio scrivere. Li chiamo i giorni delle nuvole: il pensiero è distratto e la mente sta altrove…Non so bene dove sia questo altrove. Ma ci entro..e ci resto, per un po’. Quando ne esco, ho un bottino di parole: che sia una poesia, un progetto, semplicemente una frase..qualcosa riemerge da quelle nuvole e si solidifica…a volte ne sono appena cosciente..sento che si sta agglutinando..che la parola si fa rotonda, come una caramella tra le labbra: e quel sapore..ogni volta è sempre un sapore diverso…amaro, aspro, dolce, agrodolce, piacevole o spiacevole…sa di mare e di montagna, sa..di tempo.

…………………………………………………………………..?

Si,  il tempo mi ha sempre affascinato..ho sempre riflettuto sul tempo e la memoria…e non ne sono mai venuta a capo…Forse questo è il senso della vita: il proprio viaggio nel mondo e gli incontri che questo viaggio ci offre con miriadi  di esseri viventi: uomini e donne, animali gatti e cani, uccelli, fiori, alberi e foglie…ed anche libri..Sì,  certo,  libri: abbracci che ho stretto con scrittori lontani millenni e che pure sento come se  (mi)  fossero contemporanei…Ci sono libri che non si chiudono mai…restano con noi, dentro di noi.

……………………………………………………………..?

Sì, è stata una esperienza dolorosa. Però paradossalmente ha potenziato i pensieri, la visione, affinato la sensibilità. Ho ritrovato il gusto dell’essenziale : pochi vestiti, pochi libri, poco di tutto…tanto di altro…il mio motto è diventato: omnia mea mecum fero. Porto tutto dentro di me. Gli anni trascorsi, i pensieri, i ricordi, le esperienze..il tempo. Come una chiocciola, come una lumaca… A volte un millimetro o un secondo costano fatica…altre volte il cammino procede più spedito…

……………………………………………………………………………………………………??

Non so quando potrò tornare nella mia casa e nella mia città. La mia , come quella di tanti tanti, è una vita sospesa. Ma cerco di viverla  con la stessa intensità di sempre. Appassionarmi alla bellezza. Innamorarmi dei luoghi o delle persone, coltivare i fiori e guardarli crescere, scrivere, leggere. Vivere è già un miracolo.  A questo miracolo ogni giorno recito la mia preghiera laica.

 

Patrizia Tocci

Novembre 2012

 

A TEMPO DI VALZER

A tempo di valzer

Il Parco offre un po’ di respiro , nell’afa agostana. Anziani, cani e bambini cercano un luogo fresco, nella città-che-non –c’è. Le panchine sono quasi tutte occupate,  persino quelle mezze rotte; ne scorgo però una libera e soprattutto all’ombra. In quella accanto, sono già seduti due anziani. Il primo ha gli occhiali spessi, una camicia a righe con le maniche corte , un paio di sandali francescani: e se ne sta tutto curvo appoggiato sul suo bastone. L’altro,  alto e magro, indossa una tuta leggera , scarpe da ginnastica e un cappellino giallo con la visiera all’indietro. Sono abbastanza lontani da me, forse una decina di metri, ma posso sentire tutte le loro parole.

Faccio finta di scrivere ma trascrivo.

-Come sta, la signora?-

– Bene, mia moglie sta meglio, grazie._

– No, io dicevo tua madre!-

-Ah, quella? E chi l’ammazza, a 97 anni prende solo un’aspirina … Mica come me che  tre di pillole la sera e tre la mattina … –

– E mo’ dove abita?-

– Ma come … non te lo ricordi già più, è la terza volta che te lo ripeto, abita con noi a Coppito. A Coppito Due.-

-Ah, sì, è vero..e com’è,  la casa?-

– non ti ricordi proprio più niente..Eh? E’ un forno, soprattutto alla piastra dove stiamo noi…

-Eh, ci voleva proprio ‘sto terremoto.-

-Eh, già, ci voleva, proprio.-

Restano qualche secondo in silenzio. Passa un po’ di vento tra i pini, si sente un refolo fresco. Guardano entrambi in alto come a cercare un appiglio per continuare la conversazione. Lungo il sentiero di ghiaia   corre  una bella ragazza, in pantaloncini corti e cuffiette. Avanza veloce e nemmeno ci vede. Loro invece la guardano  e commentano con risatine, a bassa voce. Il signore con il cappellino giallo improvvisamente si alza, si sbraccia, gesticola:

-Ma sei tu, sei tu…t’ho riconosciuto dalla camminata …Madonna mia quanto tempo…-

Un  terzo uomo  si avvicina, frastornato come in uno di quei film di Sergio Leone e quei pochi metri sembrano infiniti. Anche lui ha gli occhiali spessi,la camicia a righe,  i sandali, e il bastone. Si abbracciano;  gli fanno subito posto,  sulla panchina.-

-No, mo’ abito  a Bazzano e ci metto un’ora per venire fino qui. Dietro alla mia macchina si fa una fila,  come ai matrimoni… Scappano, tutti. Vorrei proprio sapere perché. Vengo qui, compro il giornale e me lo leggo tutto, fino all’ultima riga. Com’è che non ci siamo mai incontrati?”

Sono in tre, adesso. Un bel gruppetto di vecchi amici.

– Quante camminate abbiamo fatto per il Corso, anche con il freddo e la tramontana, … te lo ricordi, frà?-

Ancora un lungo intervallo di silenzio.

-Andiamo a prendere un caffè –  propone il signore con il cappellino.

– ah, no, non posso …Il dottore  dice che…-

-Sì, il dottore ..il dottore …non t’ha imparato niente, il terremoto? Stavolta offro io ..prima che ci ripenso.-

–  beh, allora andiamo…-

– Eh, già…quando ci ricapita?-

Il terzetto si avvia, compatto, verso il chiosco.

Due passi ed un respiro. Due passi ed un sospiro. A tempo di valzer.

 

 

Patrizia Tocci                               L’Aquila,      Agosto 2012

AMARCORD

Non parlerò del terremoto dell’Emilia. I filari di tende blu e gli anziani semisvestiti per il caldo. L’acqua, la grandine e la pioggia sulla ghiaia dei vialetti. Lo sguardo di un vigile del fuoco. La cravatta di un sindaco,  il presidente del consiglio e i ministri, a turno. I caschetti rossi o gialli,  il telefonino sempre in carica,  la piccola folla che esce alla scossa più forte. l’incapacità di dormire e i disturbi del sonno. Non avere la terra sotto i piedi. I vestiti degli altri. Le borse con la vita dentro o . pacchi di cartone o  cartoni di acqua minerale.Altrove, la città. evacuata. Piccoli paesi, evacuati. Gente che sale sull’autobus e per destinazione un albergo della costa. File di macchine. Bambini dai visi troppo seri. Sguardi chiusi: la vita che cambia in un secondo. Tutta la normalità di prima ridotta alla carta d’identità: un nome e un cognome. Il tempo che non passa mai, per te. Per gli altri sei una delle tante immagini che scorrono su un televisore, magari  un megaschermo al plasmon, e ti guardano sdraiati o seduti nel salotto di casa.  Non riesco a parlare di voi, stasera. . E non riesco neanche più a parlare di me.

me, davanti alla prefettura. che è ancora così. Io no, sono molto cambiata in questi tre anni di attesa.

Certe volte le parole non si trovano.Amarcord.

Post-it: Amarcord, Memo L’Aquila

Un post- it, con su scritto Amarcord per non dimenticare L’Aquila.  Vorrei, in questo anniversario, nel pomeriggio del 5 aprile organizzare un evento fuori dalle programmazioni ufficiali .  Post-it;tanti foglietti gialli, con nome e cognome soltanto, e con una parola ” Amarcord” ( che vuol dire in dialetto romagnolo io mi ricordo) da appiccicare sulla vetrina del bar del Commercio ancora intatta,  del centro storico dell’Aquila, luogo di tante memorie e tanti appuntamenti . Una marea gialla che testimoni ancora che : dopo di lui, ovvero il terremoto, abbiamo perduto il tempo e lo spazio…ma non la speranza. Chi ci sta? Se non avete i post it, venite lo stesso, dopo le 16: i post -it e le penne li porto io.
Naturalmente, se NON SIETE DELL’AQUILA o non potrete essere presenti, ma volete che ci sia il vostro nome e cognome, segnalatemelo: provvederò io a scrivere il post-it e a portarlo DOMANI sul luogo scelto. Grazie.