Nero è il cuore del papavero. L’ avventura di una scrittrice.

Tabula fati edizioni. 2017

Tabula fati edizioni. 2017

mi piace scrivere e forse è cominciato da quando ho imparato a leggere. Non so se sia necessario per essere un bravo scrittore essere anche un lettore Ideale, come scriveva Calvino. Questo ultimo libro, che vi affido, contiene un po’ di me: anzi, tanto di me. Ma non è una autobiografia nel senso stretto del genere. E’ qualcosa di più. E’ dedicato a io padre, eppure non solo a lui. Attraversa in un lampo ( sono appena 112 pagine) vari decenni della mia vita. E tutto sembra li, vicino, a portata di mano. Non è un libro dedicato alla cultura contadina, o almeno non è solo questo. Si parla della vita e del tempo, dell’ infanzia e della vecchiaia, della vita e della morte. Eppure ci sono anche il dolore e la gioia, i papaveri a frotte sui ciglioni impolverate, e quelle illuminazioni che ci attraversano in un attimo e sembrano volerci spiegare il senso della vita… Ho impiegato 5 anni, gli ultimi 5 anni a scriverlo. E sarai tu che mi stai leggendo a decidere se quel messaggio nascosto tra le pagine era scritto proprio per te, se quei pensieri che sembrano miei invece ti appartengono, ti intristiscono o ti consolano, ti emozionano. Mi piacerebbe recuperare questo distacco che si crea quando un libro è stampato tra L’ autore e il lettore. In me sono sempre stati fusi insieme e non saprei distinguerli. Ogni volta che leggo un libro sento anche tutti gli altri libri che mi parlano. E’ una specie di biblioteca viva che mi portò nella testa e nel cuore. Vorrei che tu leggessi questo libro cercando gli altri libri che ci sono, che potessi sentirne i diversi strati, come quelli di un dolce: il friabile, il liquoroso, quello morbido o il duro e croccante del cioccolato. Mi piecerebbe piacerti. Aspetto le tue impressioni di lettura.
Ah, si chiama: Nero è il cuore del papavero.fresco di stampa per le edizioni Tabula fati: ha una prefazione di Paolo Rumiz, la copertina di Antonello Santarelli ; puoi trovarlo in tutte le librerie ed anche su Amazon e ibs.it.
( il costo è di 11 euro.
Va in giro con le sue gambe e si è presentato a Pescara, presso il Mediamuseum: a Roma, alla biblioteca Rugantino; all’Aquilla nell’ auditorium ANCE giovedì 11 maggio; a Pescara presso la Liberia feltrinelli il 20 Maggio ed ancora a Pescara , nell’ ambito del Rosadonna Festival il 27 Maggio)
Grazie, lettore o lettrice sconosciuta. Aspetto le tue impressioni di lettura, se vorrai.



Impressioni di lettura di Nero è il cuore del papavero ( mio ultimo libro )

Vorrei raccogliere qui, amici miei, i vostri contributi. Scritti di getto, magari senza pensarci troppo. Impressioni di lettura che arrivano così, senza pensarci tanto.
Mi scrive BIANCA MOLLICONE: “Sogniamo spesso un nostro diario intimo che ci restituisca l’immagine dei padri possibili, dei tempi perduti. Sei riuscita ad arare inesorabile i nostri cuori, poco da aggiungere alla prefazione di Paolo Rumiz”
ALESSANDRA COLAGRANDE: “Ci ho messo un po’ a finirlo. Non è stato semplice. A volte mi sono dovuta fermare.
Soprattutto lì dove racconti dell’ospedale.
Questo libro è una confessione e un diario, scandisce i sentimenti come una settimana santa, scava via tutto e riemergono ricordi, odori, parole e paure nascoste
Questo libro è una mano che esce dalle pagine e ti stringe la gola, ti manca il fiato e cerchi aria.
E quell’aria la trovi nelle stesse pagine, in un tempo lontano in cui tutto era diverso. È un viaggio nel passato, un passato che però coincide col futuro, un cerchio che gira su se stesso e non si chiude mai, ché da certe cose non puoi mai prescindere.
Il dolore insanabile della perdita di un padre. Un terremoto dell’anima, un evento che conosciamo troppo bene, ma uno ti toglie la terra sotto i piedi e l’altro di strappa via le fondamenta su cui poggia il cuore.
E c’è un prima e un dopo, e sempre sarà così. È una spaccatura che non si ricomporrà mai. Prima eri una cosa e poi ne sei un’altra, non c’è niente da fare, quella sedia resta vuota pure se la vita va avanti, come quelli a cui amputano un arto ma continuano a sentirlo e a provare dolore. Ed è un dolore indicibile
Il tuo libro ricompone un po’ i pezzi. Il puzzle si era disfatto, ogni pezzo aveva perso gli angoli, il libro li rimette un po’ a posto, ed è a forma di albero.
Perché un Padre è sempre un Padre.”
LUCIA VACCARELLA: IMG_5746

. “Un libro molto bello. L’ho finito subito, non perché l’ abbia letto in fretta, ma perché le pagine, la tua scrittura densa e poetica, mi chiamavano. E lo terrò sul comodino, per rimasticare i tuoi pensieri, quei tuoi pensieri che così tanto assomigliano ai miei nell’ humus, ogni volta che starò in silenzio alla ricerca di una piccola luce. Non è un libro per tutti, no. È un libro per chi si interroga e pensa. Un libro per chi cerca risposte al senso del proprio andare. Non è solo un atto d’amore grande per un padre che diventa il Padre, ma l’espressione della consapevolezza che ha significato non un tempo freccia, ma quello che è capace di curvare su di sé. Solo così non si perde nulla, solo di questo si può essere ricchi. È un libro nostalgico, ed io adoro la nostalgia perchè implica un ritorno e un approdo a ciò senza cui non potremmo essere ciò che siamo. “



Nero è il cuore del papavero di Patrizia Tocci

Nero è il cuore del papavero
È un libro che insegue le tracce della memoria, attraverso la figura di un padre che non c’è più, ma di cui restano i gesti, le parole, le abitudini. È la fine di un mondo contadino che s’intreccia ai profumi, agli odori, rumori, colori scomparsi dalla realtà ma non dalla memoria.
Attraverso questo dialogo dell’autrice con l’ombra del padre, riemerge una civiltà che sta scomparendo ma che ha formato le nostre categorie mentali. L’infanzia del padre e quella della figlia si confondono, si chiamano e si assomigliano, nel ritrovare radici universali e profonde.
Pagine da cui fuoriesce la neve, matura il grano, profuma e si sente crescere l’erba: con sentimenti duri come il mallo di una noce e limpidi come l’acqua delle sorgenti montane, in un continuo passaggio tra presente e passato, in un legame tenuto in piedi dagli alberi, dalle primule che rinascono testarde, dai papaveri che continuano a splendere per una notte sola.
Sostanzialmente un viaggio nelle dimensioni interiori del tempo, in cui il presente ritrova nel passato il filo conduttore dell’esistenza e lo utilizza per fare spazio al futuro.

Copertina di Antonello Santarelli

[ISBN-978-88-7475-547-9]

Pagg. 136 – € 11,00
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Io non so parlar d’ amore

Si erano appena conosciuti, corso per futuri sommelier. Lei aveva i capelli corti e ricci, un bel colore bruno ramato, due grandi occhi inquieti e quando sorrideva, una fila di denti bianchissimi; prendeva nota di tutto su un’agenda voluminosa. Lui sempre distratto, un’aria svagata, occhi liquidi e chiari, coperti da una leggera frangia biondastra. Alto e magro, eppure impacciato e goffo, davanti ad un bicchiere di vino e seduto ad un tavolo, diventava un gran parlatore. Aveva liberato qualche sguardo forte, invitandola a cena. Era stata una giornata afosa e la città sembrava abbandonata. Al ristorante cominciò la schermaglia. Erano in disaccordo sul vino da scegliere. Il cameriere aspettava, perplesso e impaziente. Alla fine non decisero ed ordinarono un rosso ed un bianco.Voglia di litigare, forte: le parole sembravano transenne. “ Il rosso “ – sosteneva lei, guadando un punto imprecisato del soffitto- “ è il colore della fine e dell’inizio, questo rosso è stato blu e viola torbido, prima di passare alla trasparenza del vino.” Lui muoveva con grazia studiata le mani magre sulle quali brillava un anello d’argento con una pietra nera: “E il mio bianco, allora? Guardalo in trasparenza; mi ricorda i viali di pioppi in autunno, quelli che costeggiano i fiumi e la nebbia di certe mattine…” Tra una portata e l’altra proprio nulla da condividere: la cucina tradizionale e quella esotica, la lentezza e la velocità, la musica classica e il rock… Poi ci fu silenzio. Imbarazzante. “Dove andrai in vacanza, quest’estate?” chiese lui, tanto per mantenere vivo uno straccio di conversazione.“ Amsterdam.” Rispose lei, sempre guardando con gli occhi quel punto imprecisato del soffitto. “ Sono anni che voglio vedere Van Gogh”. “Non ci crederai ma anch’io, si insomma, l’adoro, soprattutto quel giallo carico, elettrico…” “Io, veramente, preferisco i rossi e i viola, in quasi tutte le tele…”. Il tono della polemica si era addolcito. Restava una lieve scontrosità di fondo, come la posa del vino fatto in casa. Lei continuava a parlare della sua terra rossa, dei muretti a secco e degli ulivi. Lui descrisse le sue montagne a strapiombo sui torrenti, la consistenza della neve fresca e l’intimità della nebbia.
Uscirono. Non era ancora buio, il fiume aveva conservato qualche traccia di luce negli ultimi fuochi del tramonto. Camminavano, distanti e in silenzio. Non lo sapevano ancora ma si erano già sciolti, Bianca e Bruno, dentro la stessa bottiglia.

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Bianconero

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Ci sono momenti in cui vorrei sparire e tornare soltanto dopo, come una gatta bianca che riappare sporca di nero e di fuliggine: andare lontano da quella mano che ti accarezza pensando di farti piacere ed invece è il suo piacere che si prende.
Giorni in cui mi metto addosso l’inquetudine; un cane nero, randagio, che pur avendo un luogo ed una ciotola piena scappa via perché non riesce a sopportare che tutto sia troppo buono, anche il padrone. Sono i giorni in cui bisogna scendere in profondità, non continuare a galleggiare tra scogli d’ansia: bisogna calare un secchio proprio in fondo al nero di un pozzo dove se ne sta silenziosa l’acqua. E bisogna chiedersi molte cose con l’ausilio del buio notturno: quelle stesse che al chiarore del giorno non saprei formulare.
Ci sono delle gazze bianconere.
Volano su questa baia di tetti scoloriti, atterrano per litigare e per contendere ai gatti e ai piccioni arruffati una porzione di spazio.
Le tegole dei tetti sono tanti tasti: suonano sempre lo stesso blues che conosco a memoria: note basse, così basse che non prevedono parole ma vanno ascoltate ad occhi chiusi. Ogni tanto s’unisce il campanile e la sua pietra bianca risuona lentamente; negli interstizi, tra una pietra e l’altra, i diesis sanno bene come continuare. Il mio scrittoio s’affaccia su questa baia, al secondo piano: e a volte desidero solo che avanzi una pagina bianca sulla quale spandere l’inchiostro nero negli interstizi e negli intarsi delle parole; che la nebbia sia l’unico fondale e la penna, giusta.