Io non so parlar d’ amore

Si erano appena conosciuti, corso per futuri sommelier. Lei aveva i capelli corti e ricci, un bel colore bruno ramato, due grandi occhi inquieti e quando sorrideva, una fila di denti bianchissimi; prendeva nota di tutto su un’agenda voluminosa. Lui sempre distratto, un’aria svagata, occhi liquidi e chiari, coperti da una leggera frangia biondastra. Alto e magro, eppure impacciato e goffo, davanti ad un bicchiere di vino e seduto ad un tavolo, diventava un gran parlatore. Aveva liberato qualche sguardo forte, invitandola a cena. Era stata una giornata afosa e la città sembrava abbandonata. Al ristorante cominciò la schermaglia. Erano in disaccordo sul vino da scegliere. Il cameriere aspettava, perplesso e impaziente. Alla fine non decisero ed ordinarono un rosso ed un bianco.Voglia di litigare, forte: le parole sembravano transenne. “ Il rosso “ – sosteneva lei, guadando un punto imprecisato del soffitto- “ è il colore della fine e dell’inizio, questo rosso è stato blu e viola torbido, prima di passare alla trasparenza del vino.” Lui muoveva con grazia studiata le mani magre sulle quali brillava un anello d’argento con una pietra nera: “E il mio bianco, allora? Guardalo in trasparenza; mi ricorda i viali di pioppi in autunno, quelli che costeggiano i fiumi e la nebbia di certe mattine…” Tra una portata e l’altra proprio nulla da condividere: la cucina tradizionale e quella esotica, la lentezza e la velocità, la musica classica e il rock… Poi ci fu silenzio. Imbarazzante. “Dove andrai in vacanza, quest’estate?” chiese lui, tanto per mantenere vivo uno straccio di conversazione.“ Amsterdam.” Rispose lei, sempre guardando con gli occhi quel punto imprecisato del soffitto. “ Sono anni che voglio vedere Van Gogh”. “Non ci crederai ma anch’io, si insomma, l’adoro, soprattutto quel giallo carico, elettrico…” “Io, veramente, preferisco i rossi e i viola, in quasi tutte le tele…”. Il tono della polemica si era addolcito. Restava una lieve scontrosità di fondo, come la posa del vino fatto in casa. Lei continuava a parlare della sua terra rossa, dei muretti a secco e degli ulivi. Lui descrisse le sue montagne a strapiombo sui torrenti, la consistenza della neve fresca e l’intimità della nebbia.
Uscirono. Non era ancora buio, il fiume aveva conservato qualche traccia di luce negli ultimi fuochi del tramonto. Camminavano, distanti e in silenzio. Non lo sapevano ancora ma si erano già sciolti, Bianca e Bruno, dentro la stessa bottiglia.

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