I giorni della merla, all’Aquila.

 

All’Aquila, nei giorni della merla

 

Nonostante tutto, nonostante l’inverno e il freddo non rinuncio alla mia passeggiata aquilana. Fa buio molto presto , ancora. Ma anche se la tramontana viene come uno schiaffo sul viso dalla fontana Luminosa, si arriva fino a Piazza Duomo. Non c’è quasi nessuno in giro:  poche persone solitarie magari con un  cane al guinzaglio, qualche persona talmente incappucciata che non riconosci più, tra la sciarpa, i guanti, il cappuccio o gli occhiali. Eppure, i passi procedono spediti, lungo l’itinerario conosciuto. Eppure qualche nuova luce che s’è aggiunta fa venir voglia di entrare, comprare qualcosa, dimenticarsi come una volta nel rito  prudente dello shopping. Fa compagnia , quella luce, interrompe il lungo fiume buio , semibuio del vecchio corso.

Si sente il freddo; e assieme al buio forma un corpo liquido, quasi solido..un magma..come se una lava nera fuoriuscisse dalle case, dai vicoli e si spandesse dentro i palazzi ancora in piedi, entrasse in quelle finestre aperte, ci raggiungesse il cuore. Un flutto pietrificato, una domanda senza risposta, l’eco di un passaggio..Mi sembra di sentire le vite, tutte quelle che c’erano prima, lungo la strada principale della mia città. Dai  piccoli balconi che si affacciano vuoti e desolati, nelle finestre duplicate da altre finestre, in quella specie di reticolo ferrato che avvolge tutta l’altezza dei palazzi. Mi sembra di risentire le voci, rivedere le luci, il brusio, le insegne luminose e forse qualcuno uscire da quegli immensi portoni, tirarsi su il cappuccio  o il bavero del cappotto, avvolgersi la sciarpa attorno al collo…certo, questi sono i giorni della MERLA, i giorni in cui anche il cuore dell’inverno è freddo. A piazza duomo non c’è più nessuno. Solo le camionette dei pompieri e dei militari percorrono quel fiume buio. Si sente l’eco del motore fin quando non spariscono. Incontriamo qualche amico sparuto. Sembriamo tanti fantasmi smarriti. Eppure deve esserci un senso in questa ostinazione. Siamo un presidio affettivo, una calamita che pulsa, una direzione. un silenzio che parla. In primavera tutto questo sarà inaccettabile. Voglio vedere 1000 cantieri al lavoro.

 Ruspe, operai, architetti, ingegneri, proprietari di case…voglio vedere un brulicare come quello delle api attorno agli alberi in fiore. Voglio vedere. Voglio.

Inverno 2011- Un anno fa.

Oggi, 5 febbraio 2012, il centro storico è chiuso al transito e ai pedoni. Quel poco che s’era faticosamente aperto. Per paura di crolli, rischi di tetti e di mura infradiciate dal gelo e dalla neve. Aspettiamo primavera, Bandini.

 

patrizia Tocci



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