l’A-qui-là

Voglio sottolineare con questo titolo il senso di felice sdoppiamento che ho vissuto nella manifestazione di ieri, 7 luglio 2010. Lungo l’autostrada ( ero in macchina con amici) i primi pulman bianchi:aquilani…si suonava il clacson come all’estero , quando vedi una targa italiana. Poi una macchina piena di caschetti gialli: si, sono i nostri, altro suono di clacson. L’arrivo a piazza Venezia,i saluti con gli amici romani venuti a sostenerci, l’arrivo dei pulmamn, le persone che scendevano a frotte, indaffarate, alcuni si abbracciavano con forza, forse non si vedevano da mesi. Bandiere neroverdi sotto il sole, bambini e anziani, ragazzi e ragazze, bandiere neroverdi sotto un sole cocente che si stagliavano prima con lo sfondo di Piazza venezia, poi sulll’orologio e la torre, poi la splendida fontana di piazza Navona.Facce di abruzzesi, sotto i cappelli e i caschetti. Fiere, caparbie. sotto un sole cocente. faceva caldo già alle dieci. sotto un sole romano, senza un filo d’ombra. eppure non si passa. accesso negato. file di caschi verdi e blu dall’altra parte. sullo sfondo l’azzurro dei blindati. si sentono due sole parole:”lAquila, L’Aquila” e anche “vergogna , vergogna”. sembra tutto molto calmo ma si respira tensione. penso: non vorranno lo scontro, prima o poi ci lasceranno passare. una signora romana dice ” poveretti, con tutto quello che state passando”; a un altra signora giapponese spiego nel mio bad english che siamo homless, senza casa. si avvicina un mendicante con una specie di carrozzella, ci chiede un euro e ci dice che è senza casa. gli proponiamo se vuole venire a vivere in un map. non capisce. c’è molto silenzio nella folla radunata all’imbocco della famosa via del corso, ma il cordone non ha nessuna intenzione di lascirarci passare. vogliamo solo andare a ricordare tante promesse. Ci guardano , non siamo black block, anzi . al di la della loro professionalità, sotto l’emetto con la visiera calata si saranno chiesti chi siamo. Anche qualcuno di noi porta il casco, giallo rosso bianco. Sono i caschi che abbiamo messo per entrare nelle nostre case, accompagnati dai vigili del fuoco. Sono i caschi che ormai rappresentano la nostra identità e che appendiamo all’ingresso, insieme ai cappelli o agli ombrelli, o che lasciamo nei portabagagli delle nostre macchine.i Caschi con cui abbiamo fatto la prima manifestazione e siamo entrati nella zona rossa della nostra città, a maggio di un anno fa. Per la nostra sicurezza. per difenderci dal terremoto, non dai manganelli. chissà se anche quelli che stanno nell’altra fila sono terremotati, magari hanno come noi tanta incertezza sul futuro, su quello dei loro figli e della loro casa, chissà dove abitano e chi sono. da lontano vedo solo mani alzate, nude, vuote . ” allora perchè ci picchiano, perchè ci hanno picchiato?” mi domanda una signora anziana, aquilana terremotata che ha una casa E. E non so ripondere, non capisco.O forse capisco ma non posso ripondere. riprendiamoci la città: e bisogna ndare a Roma, per tornare a l’A-qui- lavenerdì 9 luglio 2010 alle ore 0.16 |



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