Un albero di cachi ( Carboncino )

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Le città d’inverno sono più tristi, soprattutto quando piove. Le pareti delle case trasudano bagnate e le persone si rifugiano in quell’ombrello casupola spaziale che è la propria macchina. Sfrecciano, sull’ asfalto bagnato a notevoli velocità e innaffiano i malcapitati pedoni che transitano sui marciapiedi laterali, districandosi tra ostacoli di ogni genere, riparati a malapena dai loro piccoli ombrelli. Per fortuna ci sono ombrelli così colorati che mettono di buon umore e che scatenano la voglia di camminare. Anche in una giornata uggiosa. Gli alberi sono spogli, in gran parte. Le finestre tutte chiuse. Gli autobus hanno vetri appannati. Qualche sempreverde sembra volersi far perdonare di essere proprio lì, in mezzo al traffico. Mi piacerebbe incontrare un albero di cachi: sapere così, accettare che siamo dentro l’inverno. Vorrei vedere dietro i suoi rami senza foglie, carichi di piccoli soli, l’intonaco di una casa screpolato, marrone o rosa; una finestra chiusa sulla quale proiettare tutte le fantasie.
Ho bisogno di quell’albero e del suo silenzio: nascosto in uno dei cortili della città; ma potrei accontentarmi di un’immagine intravista da un treno in corsa, una casa di campagna appoggiata ad un passaggio a livello dove finisce anche il sentiero. Potrei trovarne uno lungo un vialone di città, nascosto in mezzo a qualche sempreverde. La bellezza di quei frutti disposti con stupenda armonia lungo quei rami, scabri, essenziali, senza fogliame! Ho bisogno di fare spazio, sospendere il flusso del tempo in un fotogramma che duri soltanto un secondo…Ho bisogno di quell’albero. Per convincermi, per accettare che sia trascorso ancora tanto tempo – un altro anno della mia vita, dice il calendario.
Perché il tempo ci sfugge, ci scappa dalle dita, si frantuma in mille piccoli rivoli di impegni quotidiani e non c’è tempo per fermarsi a respirare.
Un albero, un albero di cachi da incontrare.



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Dante Maffia legge Nero è il cuore del papavero, ultimo romanzo di Patrizia Tocci

PATRIZIA TOCCI, Nero è il cuore del papavero, Chieti, Edizioni Tabula fati, 2017, pagg. 127.

C’è stato un lungo periodo durante il quale l’attenzione dei poeti e dei narratori è stata rivolta quasi esclusivamente alla madre, se si escludono i memorabili esempi di Camillo Sbarbaro, Alfonso Gatto e Salvatore Quasimodo, anche se non mancò un’antologia ricca e articolata curata da Luciano Luisi.
Da un po’ di anni a questa parte l’attenzione si è rivolta al padre e così sono fioriti romanzi e racconti che hanno sopperito alle manchevolezze.
Patrizia Tocci, già prosatrice e poetessa con libri di molto interesse come Un paese ci vuole, del 1990, Pietra serena, del 2000, e La città che voleva volare del 2010, dedica al padre un romanzo, Nero è il cuore del papavero, fresco di stampa.
E’ la ricostruzione di un mondo che ormai esiste soltanto nei libri di antropologia, ma che la scrittrice fa rinascere sull’onda calda della memoria per ridare vigore e sostanza ai ricordi, per ridisegnare la vita e l’anima di un uomo che sembra essere nato dalla terra e vissuto dentro le regole ancestrali di un Abruzzo immobile nei secoli, ma vivo e palpitante, ricco di quei mille rivoli d’amore che costituiscono l’affresco meraviglioso e dolorante della memoria.
Il romanzo non racconta storie complicate o avventurose, non offre intrecci che si sviluppano con concatenazioni a sorpresa, ma scorre lieve e accorato sulle vicende di un quotidiano che, direbbe Lorenzo Sterne, ha più forza e ragioni autentiche delle grandi avventure.
Sì, una vera e propria educazione sentimentale che focalizza, nella dolcezza più assoluta, le abitudini contadine, i dialoghi tra padre e figlia, i sospiri, addirittura, sullo sfondo di paesaggi meravigliosi ora ammantati del bianco della neve e ora colorati di fiori che sottolineano il bisogno della tenerezza.
La Tocci spesso non disdegna di dare pennellate di poesia, di soffermarsi su particolari che in sintesi offrono il carattere dell’uomo semplice che davvero sente crescere il grano e davvero è un albero, come sostiene la figlia.
Insomma, “Quanto vale una rosa d’inverno?”. Vale una intera esistenza e dimostra che i sentimenti sono l’osso e l’anima, come diceva Bartolo Cattafi, dell’umanità e che senza di essi tutto sarebbe una corsa verso l’inessenziale e l’inutile.
La scrittura di Patrizia Tocci oltre che poetica ha il pregio di portarci dolcemente dentro un rapporto che ci fa conoscere l’autenticità delle radici terragne di un luogo che sembra essere una pagina biblica. Infatti la ieraticità dei gesti, la rivisitazione delle tradizioni, i silenzi, le fioriture, le albe, i tramonti non sono soltanto descrizioni, ma momenti di comunione con la natura, essenze di comportamenti che danno senso allo scorrere della vita.
Un libro così sicuramente sarebbe piaciuto a Ignazio Silone e a Francesco Jovine. E’ piaciuto anche a me e a tutta la Giuria.

DANTE MAFFIA
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Nero è il cuore del papavero. L’ avventura di una scrittrice.

Tabula fati edizioni. 2017

Tabula fati edizioni. 2017

mi piace scrivere e forse è cominciato da quando ho imparato a leggere. Non so se sia necessario per essere un bravo scrittore essere anche un lettore Ideale, come scriveva Calvino. Questo ultimo libro, che vi affido, contiene un po’ di me: anzi, tanto di me. Ma non è una autobiografia nel senso stretto del genere. E’ qualcosa di più. E’ dedicato a io padre, eppure non solo a lui. Attraversa in un lampo ( sono appena 112 pagine) vari decenni della mia vita. E tutto sembra li, vicino, a portata di mano. Non è un libro dedicato alla cultura contadina, o almeno non è solo questo. Si parla della vita e del tempo, dell’ infanzia e della vecchiaia, della vita e della morte. Eppure ci sono anche il dolore e la gioia, i papaveri a frotte sui ciglioni impolverate, e quelle illuminazioni che ci attraversano in un attimo e sembrano volerci spiegare il senso della vita… Ho impiegato 5 anni, gli ultimi 5 anni a scriverlo. E sarai tu che mi stai leggendo a decidere se quel messaggio nascosto tra le pagine era scritto proprio per te, se quei pensieri che sembrano miei invece ti appartengono, ti intristiscono o ti consolano, ti emozionano. Mi piacerebbe recuperare questo distacco che si crea quando un libro è stampato tra L’ autore e il lettore. In me sono sempre stati fusi insieme e non saprei distinguerli. Ogni volta che leggo un libro sento anche tutti gli altri libri che mi parlano. E’ una specie di biblioteca viva che mi portò nella testa e nel cuore. Vorrei che tu leggessi questo libro cercando gli altri libri che ci sono, che potessi sentirne i diversi strati, come quelli di un dolce: il friabile, il liquoroso, quello morbido o il duro e croccante del cioccolato. Mi piecerebbe piacerti. Aspetto le tue impressioni di lettura.
Ah, si chiama: Nero è il cuore del papavero.fresco di stampa per le edizioni Tabula fati: ha una prefazione di Paolo Rumiz, la copertina di Antonello Santarelli ; puoi trovarlo in tutte le librerie ed anche su Amazon e ibs.it.
( il costo è di 11 euro.
Va in giro con le sue gambe e si è presentato a Pescara, presso il Mediamuseum: a Roma, alla biblioteca Rugantino; all’Aquilla nell’ auditorium ANCE giovedì 11 maggio; a Pescara presso la Liberia feltrinelli il 20 Maggio ed ancora a Pescara , nell’ ambito del Rosadonna Festival il 27 Maggio)
Grazie, lettore o lettrice sconosciuta. Aspetto le tue impressioni di lettura, se vorrai.



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Impressioni di lettura di Nero è il cuore del papavero ( mio ultimo libro )

Vorrei raccogliere qui, amici miei, i vostri contributi. Scritti di getto, magari senza pensarci troppo. Impressioni di lettura che arrivano così, senza pensarci tanto.
Mi scrive BIANCA MOLLICONE: “Sogniamo spesso un nostro diario intimo che ci restituisca l’immagine dei padri possibili, dei tempi perduti. Sei riuscita ad arare inesorabile i nostri cuori, poco da aggiungere alla prefazione di Paolo Rumiz”
ALESSANDRA COLAGRANDE: “Ci ho messo un po’ a finirlo. Non è stato semplice. A volte mi sono dovuta fermare.
Soprattutto lì dove racconti dell’ospedale.
Questo libro è una confessione e un diario, scandisce i sentimenti come una settimana santa, scava via tutto e riemergono ricordi, odori, parole e paure nascoste
Questo libro è una mano che esce dalle pagine e ti stringe la gola, ti manca il fiato e cerchi aria.
E quell’aria la trovi nelle stesse pagine, in un tempo lontano in cui tutto era diverso. È un viaggio nel passato, un passato che però coincide col futuro, un cerchio che gira su se stesso e non si chiude mai, ché da certe cose non puoi mai prescindere.
Il dolore insanabile della perdita di un padre. Un terremoto dell’anima, un evento che conosciamo troppo bene, ma uno ti toglie la terra sotto i piedi e l’altro di strappa via le fondamenta su cui poggia il cuore.
E c’è un prima e un dopo, e sempre sarà così. È una spaccatura che non si ricomporrà mai. Prima eri una cosa e poi ne sei un’altra, non c’è niente da fare, quella sedia resta vuota pure se la vita va avanti, come quelli a cui amputano un arto ma continuano a sentirlo e a provare dolore. Ed è un dolore indicibile
Il tuo libro ricompone un po’ i pezzi. Il puzzle si era disfatto, ogni pezzo aveva perso gli angoli, il libro li rimette un po’ a posto, ed è a forma di albero.
Perché un Padre è sempre un Padre.”
LUCIA VACCARELLA: IMG_5746

. “Un libro molto bello. L’ho finito subito, non perché l’ abbia letto in fretta, ma perché le pagine, la tua scrittura densa e poetica, mi chiamavano. E lo terrò sul comodino, per rimasticare i tuoi pensieri, quei tuoi pensieri che così tanto assomigliano ai miei nell’ humus, ogni volta che starò in silenzio alla ricerca di una piccola luce. Non è un libro per tutti, no. È un libro per chi si interroga e pensa. Un libro per chi cerca risposte al senso del proprio andare. Non è solo un atto d’amore grande per un padre che diventa il Padre, ma l’espressione della consapevolezza che ha significato non un tempo freccia, ma quello che è capace di curvare su di sé. Solo così non si perde nulla, solo di questo si può essere ricchi. È un libro nostalgico, ed io adoro la nostalgia perchè implica un ritorno e un approdo a ciò senza cui non potremmo essere ciò che siamo. “



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Nero è il cuore del papavero di Patrizia Tocci

Nero è il cuore del papavero
È un libro che insegue le tracce della memoria, attraverso la figura di un padre che non c’è più, ma di cui restano i gesti, le parole, le abitudini. È la fine di un mondo contadino che s’intreccia ai profumi, agli odori, rumori, colori scomparsi dalla realtà ma non dalla memoria.
Attraverso questo dialogo dell’autrice con l’ombra del padre, riemerge una civiltà che sta scomparendo ma che ha formato le nostre categorie mentali. L’infanzia del padre e quella della figlia si confondono, si chiamano e si assomigliano, nel ritrovare radici universali e profonde.
Pagine da cui fuoriesce la neve, matura il grano, profuma e si sente crescere l’erba: con sentimenti duri come il mallo di una noce e limpidi come l’acqua delle sorgenti montane, in un continuo passaggio tra presente e passato, in un legame tenuto in piedi dagli alberi, dalle primule che rinascono testarde, dai papaveri che continuano a splendere per una notte sola.
Sostanzialmente un viaggio nelle dimensioni interiori del tempo, in cui il presente ritrova nel passato il filo conduttore dell’esistenza e lo utilizza per fare spazio al futuro.

Copertina di Antonello Santarelli

[ISBN-978-88-7475-547-9]

Pagg. 136 – € 11,00
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