pietre d’inciampo anche all’Aquila, dove le pietre parlano.

  Ho scritto più volte che all’Aquila anche le pietre parlano. Ne sono convinta sempre di più. Ho sentito ieri in tv la notizia di questa splendida iniziativa. Cerco di diffonderla perchè mi piacerebbe che accadesse anche all’Aquila. Piccole pietre lucenti, incastonate tra i sampietrini del Corso, 309 pietre dorate con i nomi e le storie delle persone che non ci sono più, prprio  in quella strada dove sicuramente saranno passati tante volte, con altri pensieri e sogni nel cuore. Mi piacerebbe che quelle pietre fossero li,tra i nostri passi, in quel luogo così vitale per la rinascita della nostra città. Mi rivolgo al Comune dell’Aquila, al sindaco Massimo Cialente, all’assessore Stefania Pezzopane e a tutti gli artisti che vogliano aiutarci. Patrizia Tocci 

   ecco la notizia: L’artista tedesco Gunter Demnig torna a Roma per installare 54 Stolperstein, “pietre d’inciampo”. Si tratta di sanpietrini dorati con incisi i nomi di deportati politici e razziali. Per non dimenticare.

"Memorie d'inciampo" nella CapitaleStolpersteine

ROMA – A distanza di un anno, l’artista tedesco Gunter Demnig torna in Italia, per posizionare a Roma, il 12 e il 13 gennaio 2011, 54 Stolpersteine (pietre d’inciampo) per ricordare i deportati per motivi razziali e politici.  L’idea di Demnig risale al 1993 quando l’artista è invitato a Colonia per un’installazione sulla deportazione di cittadini rom e sinti. All’obiezione di un’anziana signora secondo la quale a Colonia non avrebbero mai abitato rom, l’artista decide di dedicare tutto il suo lavoro successivo alla ricerca e alla testimonianza dell’esistenza di cittadini scomparsi a seguito delle persecuzioni naziste: ebrei, politici, militari, rom e omosessuali. I primi Stolpersteine risalgono al 1995, a Colonia; da allora ne sono stati installati più di 22mila in Germania, Austria, Ungheria, Ucraina, Cecoslovacchia, Polonia, Paesi Bassi. L’artista sceglie il marciapiede prospiciente la casa in cui hanno  vissuto uno o più deportati e vi installa altrettante “pietre d’inciampo”, sampietrini del tipo comune e di dimensioni standard (cm. 10×10). Li distingue solo la superficie superiore, a livello stradale, poiché di ottone lucente. Su di essa sono incisi: nome e cognome del deportato, anno di nascita, data e luogo di deportazione e, quando nota, data di morte.

IL SIGNIFICATO DELL’ “INCIAMPO”. L’inciampo non è fisico ma visivo e mentale, costringe chi passa a interrogarsi su quella diversità e agli attuali abitanti della casa a ricordare quanto accaduto in quel luogo e a quella data, intrecciando continuamente il passato e il presente, la memoria e l’attualità. Gli Stolpersteine sono un segno concreto e  tangibile, ma discreto e antimonumentale, che diviene parte della città, a conferma che la memoria non può risolversi in un appuntamento occasionale e celebrativo, ma costituire parte integrante della vita quotidiana. Gli Stolpersteine sono finanziati da chi li richiede; il costo di ognuno è di 100 euro. Come per la scorsa edizione, dopo l’installazione delle pietre, il progetto proseguirà con lo “sportello” aperto da Stefano Gambari presso la Casa della Memoria e della Storia, cui potranno rivolgersi quanti intendono ricordare familiari o amici deportati attraverso la collocazione di un Stolpersteine davanti alla loro abitazione. L’obiettivo è la costruzione di una grande mappa urbana della memoria.

STOLPERSTEINE IN 5 MUNICIPI. Gli Stolpersteine verrano posti in 5 municipi della Capitale: I Municipio (Centro Storico); II Municipio (Flaminio, Parioli, Pinciano, Salario, Trieste); III Municipio (Castro Pretorio, Nomentano, Tiburtino), XI Municipio (Appio, Ostiense, Ardeatino); XVII Municipio, (Borgo, Prati, Balduina). All’iniziativa è affiancato un progetto didattico: ogni Municipio, coadiuvato dal Progetto Memoria della Fondazione CDEC e dal Centro di Cultura Ebraica della Comunità Ebraica di Roma, dalla FNISM (Federazione Nazionale Insegnanti) – Sezione Roma e Regione Lazio, dall’Irsifar (Istituto Romano per la Storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza), dalla sezione didattica del Museo Storico della Liberazione di Via Tasso, sceglie alcune scuole affidando loro la ricerca storica sui deportati alla cui memoria sono dedicati i sampietrini di quel Municipio.martedì, 11 gennaio 2011

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