Informazioni su pat1789

Patrizia Tocci nata nel 1959. Ha al suo attivo 6 pubblicazioni sia di poesie che romanzi e racconti . Scrive su riviste e giornali, si interessa di poesia e letteratura, collabora con Il Centro, quotidiano regionale abruzzese.

Come la prima volta

Quando esce un libro e lo vedi stampato, con le sue pagine…Con la sua copertina, con tutte le sue cosine al punto giusto, è sempre un momento di felicità immensa, seguito come sempre da dubbi e paure. Piacerà? Troverà occhi e orecchie attente? Diventerà un tam tam tra gli amici …di penna, di matita e di Facebook?
“Sai, è uscito L’ ultimo libro della Tocci “
“Ancora un libro su Dante, non se ne può più”
“La copertina è davvero intrigante”
“ non credo sarà più bello di Nero è il cuore del papavero”
“ Ah sì, la Tocci, quella che scrive su Il Centro”
“La mia prof…”
“La poetessa? Sì proprio lei”
Che posso rispondere. Ormai l’avventura è cominciata. Io ci ho messo le mie letture ( tante, vi assicuro) i miei studi e le sudate carte, i miei vecchi amori che non invecchiano mai. Ora tocca a voi, sceglierlo se vi piacerà.
Ringrazio l’editore #tabulafati con cui pubblico dal 2000.
Ringrazio la prof Elisabetta Benucci che collabora con l’Accademia della Crusca, per aver accettato di accompagnarmi con la sua presentazione.
Un bacio particolare all’amico e prof. Antonello Santarelli che ha curato la copertina, insieme al grafico della Tabula fati .
Su Amazon, Ibs, su tutti i principali siti on line già lo trovate ma anche sul sito della casa editrice
Www.edizionitabulafati.it, oppure chiedetelo nelle vostre librerie di fiducia.
( un regalo più bello , a Pasqua, non c’è ❤️🐣🐥📘)
Patrizia Tocci, Alfabeti : le parole di Dante, ( introduzione di Elisabetta Benucci) tabula fati 2021
Collana Itinerari 3, euro 10.

Poesia, per me.

Che cos’è per me, la poesia. Una delle domande a cui faccio più fatica a rispondere. Devo tornare indietro, troppo indietro nel tempo. Alle prime poesie a rima baciata che imparavo a memoria con facilità e che recitavo, ed ero una bambina. Poi alle prime prove di scrittura e anche lì, imparai presto a farle io le poesie , a trovar la rima giusta. E non ci volevano credere che non le avessi copiate. Poi è stato un crescendo. Compravo i libri all’edicola, quando andavo a scuola a Tagliacozzo, o ad Avezzano ( ricordo i Newton Compton), e vennero le biblioteche con la loro messe di sogni. E nulla è più stato come prima. Quella parola si è fatta vita, storia, sguardo. A volte nascosto e segreto, altre volte condiviso. Vive con me, da così tanto che a volte ci stiamo persino antipatiche e ci teniamo il muso, per qualche giorno. È anche gelosa se le preferisco la prosa. Ma sa che torno sempre, appena lascia le persiane un po’ socchiuse, appena mi indica un foglietto scarabocchiato, quando mi ronza nella testa e vuole uscire.
Approfitta di una matita, di un biglietto, di una agenda, di un quaderno.
Qualche volta l’ho salvata persino sulla tastiera del telefono, oppure L’ ho registrata direttamente col vocale. Tante le ho perse. Perché arriva quando vuole. E non ritorna mai allo stesso modo.
Poesia, mia.
#giornatamondialedellapoesia 

Un maschiaccio

Un maschiaccio

Sono  stata per anni un maschiaccio, per desiderio di libertà ed indipendenza, per negare un corpo diventato donna troppo in fretta per la mia immmaturità psicologica. Mi piaceva ancora giocare con le biglie, su  quelle piste in terra battuta, con stradine e  percorsi da formula uno.  Un campo da golf per ragazzini di un piccolo paese di montagna dove già diventare adulti era una fatica ed una grande responsabilità.  Se femmina, la fatica era doppia. Avevo sempre le ginocchia sbucciate e fu un sollievo quando mia madre ( a cui devo di essere diventata come sono) decise di indossare i pantaloni, con grande scandalo nel piccolo paese. E  finalmente li indossai anche io. Che grande libertà,  per questo piccolo dettaglio. Mi sentivo come quelle donne del far west a cui  avessero tolto le crinoline e potevano correre, saltare, arrampicarsi senza più timore. Sono stata un maschiaccio per lungo tempo.  Ho recuperato solo  più tardi la mia femminilità. All’ edicola compravo i fumetti di Zagor, di Black il macigno, avevo una passione per Criminal e Diabolik. E anche questo era sbagliato,  come  pensare ad una realtà che non fosse solo  quella di futura madre e futura sposa.  Altre donne – la nonna- mi  insegnavano a fare l’uncinetto, la maglia, un po’ di ago e filo, cucinare. Ma la mia testa era già altrove. E come scrive  Margherita Yourcenar, la mia prima  patria sono stati i libri. Devo molto a due scrittrici e due testi: Una donna di Sibilla  Aleramo  e Una  stanza tutta per se di Virginia Woolf.  Lì ho scoperto altri mondi, ho capito che c’era spazio per i miei sogni e per i miei desideri. Conquiste faticose, per  niente scontate, se ancora oggi sono messe  in pericolo da tutto e da tutti. Ci sono ancora differenze di retribuzione, negli ambienti lavorativi:  poche donne nelle figure apicali di qualsiasi azienda, al vertice. Eppure non si molla di un centimetro. Anzi. E mi piacciono queste ragazze di oggi, anche quelle con i capelli azzurri o viola,  i loro sogni, il loro modo di sognare spazi. Spero  di aver cresciuto una figlia forte e libera. E  mi piace vedere i papà in giro con carrozzella e biberon al seguito, coppie  che si dividono la cura dei figli e della casa. Piano, piano.  Ho visto finalmente, per la prima volta, uomini maschi indossare  scarpe rosse contro i femminicidio che altri uomini maschi perpetuano con terribile puntualità statistica contro le “loro” donne che magari avevano altri progetti altri spazi e sogni che non li includevano più.  Scarpe e mascherina rossa, per un flashmob organizzato da Paolo Zanone, imprenditore e direttore artistico della compagnia Teatrando di Biella. Sono mutamenti lenti. Ma  solo insieme, uomini e donne, possiamo sperare di farcela. Solo insieme, dividendo gli  spazi e  moltiplicando i sogni.

 

 

I libri che leggevo