Cronache di un tempo senza tempo

Cosa resterà di questo periodo confuso e duro che stiamo vivendo, quando la pandemia sarà ( speriamo tutti) alle spalle e riprenderemo quella normalità che ci sembrava così vuota e insulsa e che ora ci sembra ancora irraggiungibile?
Ci sono libri che ci aiuteranno a ricordare i nostri pensieri, i nostri sentimenti di questi giorni. L’antologia curata da Silva Ganzitti Savonitto, che ha appunto il titolo di “ Cronache di un tempo senza tempo”, edita dalla tabula fati nel 2020, ha riunito attorno a questo tema 25 autori che con stili e toni diversi hanno raccontato  pensieri,  emozioni, riflessioni, presenze e mancanze. Un ventaglio di atteggiamenti, toni cromatici,  speranze. Perché è sempre una buona terapia trovare parole al dolore, all’ indicibile, alla gioia e alla speranza. Per se  e per gli altri. Questo ha fatto la curatrice, riunendo attorno ad un suo progetto 26 voci diverse. Tutte da ascoltare.

A cura di Silva Ganzitti Cronache di un tempo senza tempo, Tabula Fati 2020

Libera libreria d’Abruzzo

Corri corri corri… 🚂

La felicità, è poter guardare negli occhi chi ti dona con generosità il suo lavoro.Trafelata e rossa in volto, finalmente oggi pomeriggio sono giunta a destinazione. È stata una gioia immensa poterla conoscere!

Finalmente una giornata piena di Sole a spazzar via le nuvole. In qualità di bibliotecaria di Villanova ed amministratrice della pagina di Libera Libreria D’Abruzzo – Little Free Library – Book Crossing, ringrazio la signora Patrizia Tocci, per la donazione dei suoi libri:

– Nero E’ Il Cuore Del Papavero, edizione tabula fati 2017
– I Gigli Della Memoria tabula fati 2012
– Pietra Serena, tabula fati , 2000
– L’Ammidia,  a cura di David Ferrante, tabula fati 2019

Questo mi ha scritto oggi la fotografa #giovannagalli, e che ci posso fare? Quando sento parlare di biblioteche mi commuovo sempre, è la storia di una vita .

Foto di Giovanna Galli

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Mamma e figlia

Ci voleva così poco per quelle mamme naturalmente eleganti. Bastava la messa in piega fatta in casa, il tailleur di un colore pastello, l’unico e immancabile filo di perle, la borsetta e le scarpe a punta con il tacco. Un discreto tocco di rossetto e il gioco era fatto. Le figlie, paffutelle, perse nella contemplazione di quella bellezza, sognando una borsetta lucida tutta per se e i famosi tacchi della mamma che qualche volta riuscivano a provarsi davanti allo specchio, quello grande della camera, con i bordi leggermente picchiettati di macchioline antiche, nell’armadio che custodiva le fragranze di lavanda e sapone di Marsiglia.
Alti, così alti, quegli scaffali e la bambina che non vedeva l’ora di diventare alta alta per arrivare fino all’ ultimo ripiano, quello delle sottovesti o delle camicette con i pois bianconeri. Ma la mamma vestiva sempre con cura la sua bambina; era lei che le cuciva i vestitini, con le maniche a sbuffo e i colori delicati; era lei che sceglieva i bottoni più luccicanti possibili, magari dorati perché tanto piacevano alla sua bimba. La bimba era compita, come dovevano essere le bimbe di qualche anno fa; e la madre era un modello, anzi una modella agli occhi della piccola, come quelle che vedeva stampate sui giornali che reclamizzavano i prodotti per la cucina, le bevande e i cibi. Alte, magre e con la vita sottile, con quei grembiulini tutti fiorati che appartenevano solo alla fantasia dei pubblicitari.
La bambina portava i capelli sempre corti, quasi sempre con zazzera, si diceva alla “maschietta” : anche questo avrebbe marcato il confine tra i suoi piccoli anni e quelli più numerosi e affascinanti della mamma.
E quando mamma e figlia passeggiavano insieme, mano nella mano, qualcuno avrebbe potuto riflettere a lungo sulla potenza del DNA, su come fossero l’una la proiezione dell’altra, e su come si avventurassero sulla stessa strada con lo stesso passo e con la stessa calma serenità.
Che tesori, nelle foto in bianco e nero. Quanto amoroso sussiego negli sguardi che si scambiano le due protagoniste, nelle pose contenute, nella sobrietà che forse corrisponde alla speranza di una nazione che diventava grande.
Restano e vibrano quegli sguardi, quella dignità, quell’asciutezza. Sembrano tutti grandi attori e attrici appena usciti da un film di Rossellini. La bimba che ora arriva con facilità sino al ripiano alto dell’armadio, spesso prende tra le mani quelle foto. E ricorda. Ma non racconta. E i suoi occhi si perdono di nuovo nei dettagli insignificanti delle foto: quelle scarpe , quella collana, quel vestito, i calzettoni bianchi e le ginocchia sbucciate, la voce. La voce che non sente più ma che porta come un anello prezioso proprio sulle mani . E quella luce poi riflette la luce, in un gioco prezioso che rende appena più tollerabile l’assenza.
©️Patrizia Tocci
Dedicato a Daniela Musini, per una foto che abbiamo, in un certo senso, condiviso.

Amore

C’è nebbia per strada, una atmosfera  insolita. Mi si appannnano  gli  occhiali con il fiato della mascherina. Procedo  con cautela sul marciapiede, schivando monopattini e biciclette; tolgo e sventolo gli occhiali  per vederci meglio. Mi ferma un ragazzo con  gesti agitati che non capisco;  ho  le cuffiette  e sto ascoltando  musica. “ Signora”  mi ripete “Sa  dove posso trovare un fioraio qui vicino?” Ha già  il fiato corto, una felpa nera e scarpe da ginnastica, soliti Jeans, due occhi azzurri sotto gli occhiali spessi. Ah, sì, in   questo quartiere ce ne sono due o tre; quando ci passo davanti, mi fermo incantata, calamitata dai colori e dai profumi che sembrano quasi attraversare la vetrina. E avrei voglia di allungare le mani e toccarli. Certo, i fiori recisi appassiscono presto, ma  tutte le piante,  soprattutto i bulbi fioriti, godono  della  mia invidia ed  attenzione.  Regalare fiori, che  gesto meraviglioso. Che siano le rose lisce  e rosse come il velluto, quell’ impalpabile bianco di guarnizione, gli astri dai colori sgargianti, le corolle delle primule appiccicate le une alle altre, le  screziate orchidee, i bianchi  mughetti e le fragili  calle,  le scure e timide viòle. Regalare fiori è portare un po’ di campagna in città, suggerire che esistano altrove  piante libere e colorate come le emozioni dell’amore;  rammentare  qualcosa di eccezionale  che  nella quotidianità ci sfugge. Passo  in rassegna persino  le piante grasse, ma forse, penso, avranno troppe spine. A  seguito delle mie indicazioni aggiunge: “voglio comprare delle rose rosse per la mia ragazza, perché …perché …” E con un sorriso stampato sotto i baffetti, volando quasi a dieci  centimetri da terra, sparisce  nella direzione che gli avevo indicato. Sbrigati, che è ora di chiusura, penso tra me e me.  Ah,  l’amore. È sempre così difficile parlarne anche se sorregge quasi tutte le nostre azioni e i nostri pensieri, con la sua forza tremenda e leggera. Continua a leggere

Intervista a Patrizia Tocci a cura di Sofia del Borrello ( ACM Vasto)

𝗖𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗺𝗲𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗶 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗶 𝗔𝘀𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝘁𝗶! 😊

Oggi la nostra prima intervista è a 𝗣𝗮𝘁𝗿𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗧𝗼𝗰𝗰𝗶. Laureata in Filosofia all’Università La Sapienza di Roma, insegna materie letterarie a Pescara ed è studiosa di Eugenio Montale, di Laudomia Bonanni e più in generale del Novecento, i suoi articoli e saggi sono stati pubblicati su numerosi periodici e riviste specializzate. (Per saperne di più > http://www.patriziatocci.it/biografia/)

ℹ Intervista di Sofia Del Borrello:

𝗖𝗼𝗺𝗲 𝗻𝗮𝘀𝗰𝗲 𝗹𝗮 𝘁𝘂𝗮 𝘃𝗼𝗴𝗹𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗿𝗶𝗲𝗺𝗽𝗶𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗲 𝗽𝗮𝗿𝗼𝗹𝗲 𝗹𝗲 𝘁𝘂𝗲 𝘃𝗮𝗹𝗶𝗴𝗲 𝗱𝗶 𝗰𝗮𝗿𝘁𝗼𝗻𝗲?
Tutto è per me fonte di ispirazione , non ci sono differenze tra il bello è il brutto. Il foglio bianco non mi ispira, anzi mi spaventa, non decido mai “ora mi metto a scrivere”. L’ispirazione è già in viaggio, si agglutina qualcosa dentro di me ed ho necessità di fermarlo sulla carta, di getto. Poi ci lavoro ancora fino a che non sono soddisfatta. Molto spesso strappo, cancello, cestino.

𝗣𝗼𝗲𝘀𝗶𝗮 𝗼 𝗽𝗿𝗼𝘀𝗮? 𝗖𝗼𝘀𝗮 𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗮𝗽𝗽𝗮𝗴𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗶𝗹 𝘁𝘂𝗼 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗿𝗲𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗶 𝗽𝗮𝗿𝗼𝗹𝗲? 𝗠𝗮 𝘀𝗼𝗽𝗿𝗮𝘁𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼, 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗽𝗼𝗲𝘀𝗶𝗮 𝗲 𝗽𝗿𝗼𝘀𝗮 𝗺𝗲𝘀𝗰𝗼𝗹𝗮𝗿𝘀𝗶 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗿𝗲𝗴𝗼𝗹𝗲?
Prosa e poesia: amo entrambe le forme di scrittura. La scrittura è una mia forma di espressione da tempi lontani. Sì, si possono mescolare, tutto il Novecento non è altro che il tentativo di abolire questa dicotomia.
Credo che la scrittura (sia la prosa che la poesia) servano a costruire mondi e che il lettore possa trovarsi insieme all’autore in queste dimensioni create dalle parole.

𝗖𝗼𝗺𝗽𝘂𝘁𝗲𝗿 𝗼 𝗰𝗮𝗿𝘁𝗮 𝗲 𝗽𝗲𝗻𝗻𝗮?
Preferisco la carta e la penna, la matita, per scrivere. Il computer mi serve nella seconda fase della scrittura, quella della redazione e della conservazione. Scelgo accuratamente le penne, questo sì: devono essere quelle a inchiostro liquido e scorrere velocemente sulla carta, possibilmente ruvida, perché i pensieri e le emozioni sono velocissime. Mi accontento di tutto: il tetto di una pagina già usata, un foglietto che recupero, un post it su cui ho annotato altro. Sono abbastanza disordinata nella prima fase. Porto però con me sempre un piccolo quaderno o una agenda ben nascosti nella borsa delle donne, in mezzo a tante altre cose necessarie. E se posso scrivo dovunque.

𝗗𝗮 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝘁𝗶 𝗹𝗮𝘀𝗰𝗶 𝗶𝘀𝗽𝗶𝗿𝗮𝗿𝗲? 𝗖𝗼𝘀𝗮 𝘁𝗶 𝗶𝗻𝗱𝘂𝗰𝗲 𝗲 𝗰𝗼𝗻𝗱𝘂𝗰𝗲 𝘃𝗲𝗿𝘀𝗼 𝗶𝗹 𝗳𝗼𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗯𝗶𝗮𝗻𝗰𝗼 𝗱𝗮 𝗿𝗶𝗲𝗺𝗽𝗶𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗽𝗮𝗿𝗼𝗹𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗮𝗽𝗽𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗿𝗮𝗽𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗲 𝘁𝘂𝗲 𝗲𝗺𝗼𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶?
Guardo molto, osservo sempre e mi piace molto camminare, entrare in una specie di trance… e allora arriva la poesia. Nella valigia di cartone, rubrica pubblicata per 2 anni su Il Centro, spesso sono stati gli oggetti a ispirarmi, lungo una specie di filo della memoria. Mi piacciono i fiori, i colori, l’arte in tutte le sue forme. Mi piace leggere, sono una lettrice compulsiva.

𝗖𝗼𝗺𝗲 𝗶𝗻𝘀𝘁𝗶𝗹𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗶 𝗴𝗶𝗼𝘃𝗮𝗻𝗶 𝗹𝗮 𝘃𝗼𝗴𝗹𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗳𝗲𝗿𝗺𝗮𝗿𝘀𝗶 𝗮 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗲𝗿𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗱𝗶 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗶𝗺𝗽𝗲𝗴𝗻𝗮𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗰𝗮𝗽𝘁𝗶𝗼𝗻 𝗱𝗲𝗶 𝘃𝗮𝗿𝗶 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹?
Molto difficile far fermare i giovani sulla poesia e sulla scrittura. Hanno strade un po’ diverse ma in fondo anche i social riportano comunque ad una esigenza di scrittura e di condivisione. La vera poesia si riconosce, si fa riconoscere da sola. Che sia una frase talmente condivisa da essere consumata o una poesia di un grande poeta, è importante comunque sentirla propria, condividerla.

𝗗𝗼𝗽𝗼 “𝗖𝗮𝗿𝗯𝗼𝗻𝗰𝗶𝗻𝗶” 𝗰𝗶 𝘀𝗮𝗿𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗶 “𝘀𝗰𝗵𝗶𝘇𝘇𝗶” 𝗽𝗲𝗿 𝗱𝗮𝗿𝗲 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮 𝗮𝗹 𝘁𝘂𝗼 𝘁𝗮𝗹𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝘀𝗰𝗿𝗶𝘁𝘁𝗿𝗶𝗰𝗲?
Non so che cosa scriverò. In realtà ho quasi pronti due romanzi ma è su quel “quasi” che devo ancora tanto lavorare. Per il momento ho in cantiere una raccolta di poesie (dopo 20 anni) e un libro su Dante che uscirà presto.
Ho pubblicato 6 libri, ma “Nero è il cuore del papavero” è forse finora il libro che amo di più, nato in un momento duro, difficile della mia vita. Dedicato a mio padre che è sempre nei miei pensieri, come tutte quelle persone che hanno rappresentato e costruito un mondo, in particolare il mondo contadino che ormai sta scomparendo, nelle sue forme più pure e nelle sue tradizioni.

#ACMvasto